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L’Irccs Oasi di Troina in merito ai recenti casi da Coronavirus riscontrati in alcuni suoi pazienti e operatori, vuole precisare che l’emergenza sanitaria in atto è pienamente sotto controllo. Ventisette sono i pazienti positivi su 252 ricoverati all’interno della struttura, già in isolamento in due reparti diversi, e poi tre operatori sanitari ammalati più due manutentori. Nessuno di loro è ricoverato in altre strutture e le loro condizioni di salute sono discrete e al momento non creano alcuna preoccupazione. Leggiamo con stupore, ma anche con tanto disappunto in un articolo della testata giornalistica di Repubblica-Palermo, che “mentre a marzo il paese era rimasto intoccato, adesso il virus è uscito dalla struttura e ha già colpito 18 residenti.”   Inoltre diverse sono le imprecisioni nell’articolo soprattutto rispetto ai dati della diffusione della pandemia nel nostro paese. Il presidente dell’Irccs Oasi, Don Silvio Rotondo, si chiede: “a che pro la distorsione della realtà? Per fare ricadere sulla dirigenza e sui professionisti dell’Oasi la responsabilità dell’accaduto? Ignorando come la risposta data dalle suddette persone sia stata eccellente nella prima ondata? Voglio ricordare che il 16 ottobre erano stati effettuati i tamponi agli operatori del Villaggio ed ai pazienti, inclusi quelli di villa Ester, e nessuno era risultato positivo. Inoltre ogni giorno per monitorare la situazione degli operatori, almeno 15 tra essi sono sottoposti a tampone, e da settembre ad oggi almeno1500 tamponi sono stati fatti a loro ed altrettanti a tutti i pazienti ed accompagnatori che entrano in struttura per il ricovero. Non voglio giustificare nulla ma avverto il bisogno di ripetere una affermazione che accompagnava qualche gioco della mia infanzia: “Sempre ad uno, no!” Era questo il grido che, quando giocavamo da piccoli fuori e ci si scatenava a volte con violenza contro uno solo o si privilegiava uno solo nel gioco, si alzava da qualcuno per dire che quello non era un buon gioco: “Sempre ad uno, no!”  Mi sento di ripeterlo anche ora in presenza di distorsioni di qualsiasi genere, interne o esterne all’Oasi. La chiarezza la stiamo perseguendo costantemente, l’Asp è stata informata di tutto, così la Regione ed i nostri stessi dipendenti; ogni nostro passo si muove secondo i dettami della sanità pubblica, quando, in qualsiasi tavolo, la stampa, i social, le chiacchiere interne ed esterne ci colpiscono certamente voglio ripetere a nome di tutto l’Oasi, “Sempre ad uno, no!”.

Una narrazione dei fatti che ci amareggia dunque perché, con tutto il rispetto nei confronti dell’autore dell’articolo, ci sembra un racconto-retaggio della pregressa emergenza sanitaria vissuta dall’Istituto nella primavera scorsa. L’affermazione gratuita di essere stati noi il focolaio della seconda ondata a Troina è destituita di ogni fondamento, ed è uno schiaffo ai tanti operatori dell’Oasi, ai loro ospiti, alle loro famiglie e soprattutto sporca la memoria di chi ha perso la vita tra i nostri assistiti morti in vari ospedali per questa grave pandemia. Troina ed il territorio circostante aveva già da parecchie settimane registrato casi di persone positive al virus tanto che tre comuni vicini sono in zona rossa: Cesarò, San Teodoro, Centuripe. 

A seguito di ciò le nostre raccomandazioni ai dipendenti si sono ulteriormente rafforzate proprio per evitare che ci potessero essere collegamenti con la nostra struttura. Non vi è alcun incubo, ma la giusta preoccupazione e contestualmente tanta determinazione e professionalità nell’affrontare la nuova situazione che è pienamente sotto controllo. La pandemia incalza e nessuno, nonostante l’applicazione di specifici protocolli si può ritenere avulso da un possibile contagio. Gli operatori dell’Oasi, dai medici agli infermieri, dal personale di servizio a quello amministrativo, hanno imparato molto dalla prima emergenza vissuta nella primavera scorsa. Ci sono maggiori conoscenze, competenze, dispositivi di protezione a sufficienza e dunque nessuna carenza, e soprattutto il bagaglio derivante dalle azioni messe in atto nella primavera scorsa e che hanno generato una giusta risposta alla pregressa crisi sanitaria.

La struttura ha fatto in questi ultimi mesi investimenti importanti: da una nuova area Triage per l’accesso dei pazienti, alla riorganizzazione dei reparti. Inoltre sono state acquistate nuove attrezzature per i tamponi molecolari che già sono in uso nell’area triage. Ogni operatore che a qualsiasi titolo entra in struttura ha fatto in questi mesi un corso di formazione su come affrontare l’emergenza Covid e quindi tutti informati teoricamente e praticamente su come regolarsi.  Con speranza e fiducia continuiamo la nostra attività, certi di tirare fuori il meglio della professionalità anche in questa circostanza arrivando a giorni più sereni che consentiranno alla struttura di programmare il suo futuro con maggiora forza e sicurezza.

Anche ora, “con l’aiuto di Dio, insieme, ce la faremo”

 

Salvo Calaciura

Ufficio Stampa - IRCCS - Associazione Oasi Maria SS.

 

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